Noi a dipingere il cielo

Si riferisce a un libro fantasy e romantico, con una trama ambientata in una città magica dove due pittori, Lady e Arthur, hanno l’incarico di dipingere le nuvole e intrecciare le stelle.

CAPITOLO UNO    -LADY

CAPITOLO UNO    -LADY

Sposto pigramente il pennello che ho in mano e guardo le soffici nuvole bianche che si spostano con me. Oggi mi sento vuota, non ho idee. Solitamente riesco a dare alle nuvole tutte le forme che voglio, sono l’unica pittrice del cielo. Eppure… Sospiro e con il palmo della mano cancello tutto, facendo ritornare il cielo azzurro e perfettamente limpido, poi mi alzo dalla sdraio su cui dipingo ogni giorno e mi guardo intorno. Ho la fortuna di abitare in una casa vicina al centro ma con una terrazza rialzata che mi permette di vedere parte di Eastbrook, una città piccola, ma molto accogliente. Osservo alcune vie che a quest’ora sono sempre affollate. Noto i fiori che crescono sotto le abili mani di Benedict, George che attraversa con nonchalance i muri degli edifici per fare le sue consegne, Rosalind che tiene la porta del suo salone sempre aperta per mostrare a tutti la sua capacità di creare dei tagli di capelli perfetti con il solo schiocco delle dita, Violet che chiude la sua officina dove plasma auto con tutti i requisiti richiesti dai clienti, anche i più impensabili, solo con la forza del pensiero. Insomma, niente di diverso dal solito. Probabilmente quella che non riesce a sfruttare il suo potere appieno oggi sono solo io. Vista la mia improduttività rientro in casa per cercare Marge, e una volta scesa mi accorgo subito che la porta d’ingresso è aperta. La mia coinquilina e migliore amica sbadata dev’essere uscita scordandosene. Mi avvicino per chiuderla ma un attimo dopo un tornado di capelli biondi mi investe e mi circonda con le braccia. «Eccoti qui! Non volevo venire in terrazza a disturbare il tuo lavoro, com’è andata oggi?» Mi chiede la mia amica sciogliendosi dall’abbraccio.

«Come ieri Marge, e come il giorno prima e quello prima ancora.» Sospiro guardandola.

«Oh Lady mi dispiace così tanto, è strano questo è vero, ma un motivo ci sarà e prima o poi riuscirai a venirne a capo e la tua ispirazione tornerà più viva che mai.» Mi rassicura lei guardandomi con i suoi occhioni verdi e speranzosi.

«Me lo auguro anche io, per adesso dovranno tutti accontentarsi di misere nuvolette comuni, senza forma e senza senso.»

«Le nuvole comuni sono comunque belle e poi non ci sono eventi a breve per cui serva il tuo intervento, quindi rilassati.» Continua mentre un gatto arancione e paffuto entra dalla porta rimasta aperta.

«E lui chi sarebbe?» Chiedo guardando il felino che miagola.

«Sir Philipe.» Esclama lei con la massima serietà prima di scoppiare a ridere. «L’ho incontrato qui fuori, voleva mangiarsi Hope, l’ho convinto a non farlo e ci ho fatto una bella chiacchierata, credo che lo terrò con me!»

Hope è il pettirosso a cui Marge è legatissima, è il primo animale con cui abbia mai parlato, quello che le ha fatto scoprire il suo potere. “Scusami se non ricordo male siamo in due in questa casa, pensi di poter portare un gatto a vivere qui senza dirmi nulla?” Dico fingendo irritazione. Evidentemente non mi riesce molto bene perché Marge ride di gusto e prende in braccio il gatto che cominciamo a coccolare entrambe un istante dopo.

Più tardi esco a fare una passeggiata. Mentre cammino per i viali della città guardo gli alberi in fiore e ascolto il cinguettio degli uccelli, amo la primavera. Mi avvicino alla fontana di piazza Grande e mi siedo sul bordo sospirando per l’ennesima volta. Mi viene naturale alzare lo sguardo verso il cielo che ho dipinto oggi, e penso che sia una schifezza in confronto a molte altre giornate. Stringo i pugni per la frustrazione e mi alzo per continuare il mio giro. Faccio pochi passi a testa china e per poco non sbatto contro qualcuno.

«Stai attenta, non lo sai che quando si cammina bisogna tenere gli occhi aperti?» Mi stuzzica una voce familiare.

Alzo gli occhi e lo riconosco immediatamente. Capelli castani lunghi fin quasi al collo, un sorriso furbo e perfetto. «Arthur» Ringhio in risposta a denti stretti ignorando la provocazione.

Lui mi sorride e fa un occhiolino. Una sensazione stranamente piacevole, come uno sfarfallio nel petto, mi colpisce ma io la ignoro e accelero il passo in direzione opposta alla sua senza lasciare spazio ai pensieri. Conosco Arthur da quando partecipiamo al laboratorio per sviluppare la nostra magia. Tutti in città hanno il proprio, siamo raggruppati in base ai poteri che abbiamo e lui è nel mio stesso gruppo perché le sue capacità hanno a che fare con le stelle, ma non mi sono mai interessata tanto da chiedere precisamente cosa faccia. So solo che me lo sono ritrovato lì, abbiamo svolto i nostri esercizi e chiacchierato tutti insieme in quanto gruppo. Non gli ho mai prestato particolare attenzione e non intendo farlo ora. Annuisco da sola con decisione come a conferma dei miei pensieri e torno verso casa. La prima cosa che faccio è salire in terrazza. Sfioro un petalo di glicine e respiro profondamente. I profumi, suoni e colori della stagione mi danno la carica per partire, anche se oggi c’è qualcosa di diverso, qualcosa nell’aria che non riesco a identificare. Osservo gardenie, rose, orchidee, peonie e le altre piante o fiori che Marge ha voluto mettere qui, per creare un ambiente d’ispirazione al mio lavoro. Parole sue. In effetti prima che arrivasse lei c’era solo la sdraio. Ora sembra di lavorare in un orto botanico. Ovviamente c’è anche un’amaca per Marge, che ogni tanto viene a guardarmi lavorare. Eppure, per quanto la postazione sia bella sento che il problema è la mia creatività, non riesce proprio a venir fuori e io ne sento terribilmente la mancanza.


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